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K-Way – Made in Italy

K-Way: sessant’anni di stile in caso di pioggia o vento

Sessant’anni di stile con pioggia e vento: nato in Francia nel 1965 e rinato in Italia grazie a BasicNet, il K-Way è diventato un’icona del Made in Italy, simbolo di praticità e design che attraversa generazioni e confini.

tempo di lettura7 minuti

Maggio 2025 ha segnato un traguardo speciale: sessant’anni di vita per il K-Way, la giacca antipioggia leggera e ripiegabile che milioni di persone nel mondo hanno infilato almeno una volta nello zaino o legato in vita prima di uscire. Nato in Francia nel 1965 ma italiano da oltre vent’anni, K-Way ha una storia che unisce intuizione, resilienza e una certa capacità tutta mediterranea di trasformare la praticità in stile.

Un’idea nata sotto la pioggia

Tutto comincia a Parigi, nel maggio del 1964. Léon-Claude Duhamel, un giovane imprenditore, è seduto al tavolino del Café de la Paix mentre osserva i passanti che corrono sotto la pioggia. Gli ombrelli si rovesciano, le giacche sono pesanti e scomode. Poi nota una donna con due bambini vestiti di nylon rosso, leggeri e asciutti.

L’idea arriva di colpo: creare una giacca impermeabile che fosse comoda, pratica e piegabile in una tasca.

Da quel momento il K-Way — allora chiamato “en cas de”, cioè “in caso di pioggia” — prende forma. Il nome definitivo nasce da un’intuizione di marketing: la “K” che richiama il suono francese di cas e la parola “Way”, scelta solo perché suonava bene e sembrava internazionale.

Il successo fu immediato. Nei primi mesi se ne vendettero 250.000 pezzi e in pochi anni superarono il milione. Diventò così popolare che il nome “K-Way” finì nei dizionari di mezzo mondo, fino a entrare anche nel vocabolario Treccani come sinonimo di giacca leggera e antipioggia.

Dalla gloria alla crisi

Negli anni Settanta e Ottanta il marchio cresce rapidamente, espandendosi anche fuori dalla Francia. Il K-Way diventa un simbolo dell’abbigliamento sportivo urbano e col tempo si moltiplicano colori, varianti e collezioni. Ma non tutte le stagioni sono favorevoli. Negli anni Novanta la concorrenza internazionale si fa spietata; un incendio distrugge lo stabilimento principale e il brand entra in crisi. Le vendite crollano, l’azienda cambia più volte proprietà e per un periodo il K-Way scompare praticamente dalle vetrine.

L’Italia che rilancia

Nel 2004 entra in scena l’Italia. Marco Boglione, imprenditore torinese e fondatore della holding BasicNet, decide di investire otto milioni di euro per acquistare il marchio, che da anni non vendeva più una giacca. È una scommessa coraggiosa, ma non nuova per lui: aveva già rilanciato con successo brand storici come Kappa, Robe di Kappa e Jesus Jeans.

Con K-Way la sfida è diversa: recuperare un’icona dimenticata e restituirle modernità. Da allora il marchio ha trovato una nuova vita. La sede è a Torino, il cuore del gruppo BasicNet, e K-Way è oggi un’azienda globale che vende in 90 Paesi, con oltre cento negozi monomarca nel mondo.

Il rilancio ha puntato su tre pilastri: mantenere il design originale, innovare nei materiali e stringere collaborazioni con il mondo della moda. Così, negli ultimi anni, la giacca nata per “en cas de pluie” è salita sulle passerelle grazie a partnership con marchi come Marc Jacobs, Fendi, Saint Laurent, Comme des Garçons e Versace.

Il segno distintivo è rimasto sempre lo stesso: la zip con le bande colorate blu, gialla e arancione, registrata come marchio nel 2006. È il dettaglio che racconta la continuità tra passato e presente e che rende immediatamente riconoscibile anche la versione più tecnica o sofisticata della giacca.

Una nuova generazione alla guida

Nel 2024 BasicNet ha accolto nella governance di K-Way i figli di Marco Boglione, Alessandro e Lorenzo, segnando una continuità familiare nella guida del marchio.

Nello stesso anno, il fondo Permira ha acquisito una quota del 40% dell’azienda con l’obiettivo di accelerare la crescita sui mercati asiatici e americani. È un segnale chiaro: il K-Way ha ancora molto da dire, anche fuori dall’Europa.

Oggi il marchio vale circa mezzo miliardo di euro e rappresenta un esempio emblematico di come il Made in Italy sappia valorizzare, reinterpretare e rilanciare marchi nati altrove. Perché “italiano”, in questo caso, non significa solo dove si produce, ma come si pensa: nella visione, nella gestione, nel modo di far convivere tradizione e innovazione.

Sessant’anni di leggerezza e visione

Il sessantesimo anniversario, celebrato nel 2025, non è solo una ricorrenza simbolica. È il punto di arrivo — e insieme di ripartenza — di una storia in cui la pioggia non è mai stata un ostacolo, ma un’occasione per inventare qualcosa di nuovo.

K-Way continua così il suo viaggio, dimostrando che anche un capo nato per “salvarti da un temporale” può diventare un’icona culturale capace di attraversare generazioni e confini.

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