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Made in Italy
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Inghirami – Made in Italy

Inghirami: la storia di una camicia che non smette di evolversi

Dalla produzione di camicie nel pianterreno di una casa toscana a un gruppo industriale diversificato, Inghirami rappresenta una delle storie più emblematiche del Made in Italy, un esempio di come tradizione e innovazione possano coesistere armoniosamente.

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Ci sono storie imprenditoriali che sembrano iniziare come favole, e quella di Inghirami è una di queste. Siamo nel cuore della Toscana, a Sansepolcro, un borgo dove la bellezza dell’arte rinascimentale incontra la concretezza del saper fare artigiano. È qui che nel 1949 un giovane avvocato con il pallino per l’eleganza decide di scommettere tutto su ago, filo e passione. Il suo nome è Fabio Inghirami, e l’azienda che porta il suo cognome nasce proprio nel salotto di casa, grazie a un prestito da 7 milioni di lire dei genitori e 24 macchine da cucire sistemate al piano terra di casa. L’obiettivo? Realizzare camicie da uomo di alta qualità, pensate per durare, per vestire bene, per viaggiare oltre i confini italiani e diventare simbolo del Made in Italy nel mondo.

Quando il Made in Italy era ancora un’idea

Negli anni ‘50 e ‘60, il Made in Italy non era ancora quel marchio identitario e prestigioso che conosciamo oggi. Eppure, Inghirami aveva già capito tutto. Nel 1959 nasce Ingram, brand pensato per il mercato internazionale (non a caso il nome suona americano), che introduce sul mercato la mitica camicia Cottonstir: elegante, pratica e soprattutto… non si stira. Per l’epoca, una vera rivoluzione domestica. Da lì in poi, la crescita è costante. L’azienda non si limita a produrre camicie, ma diventa un punto di riferimento nel menswear italiano. Acquisisce marchi, sviluppa collezioni complete, crea filiere integrate. Oggi nel portafoglio ci sono nomi come Sanremo, Reporter, Ingram e anche licenze importanti come Ungaro Uomo. Una casa di moda maschile completa, che parla il linguaggio della qualità italiana, ma guarda al mondo.

Un’azienda familiare che guarda lontano

Nel tempo, la guida passa di mano, ma rimane in famiglia. Oggi è Tommaso Inghirami, nipote del fondatore, a tenere le redini dell’impresa. Manager di terza generazione, Tommaso ha portato un approccio contemporaneo al gruppo, mantenendo forte il legame con le radici ma ampliando l’orizzonte. E i numeri gli danno ragione. Oggi il gruppo fattura circa 40 milioni di euro, con circa 300 dipendenti diretti, e una produzione distribuita in 4 stabilimenti tra Toscana e Umbria. Non solo: oltre il 30% del fatturato arriva dall’estero, soprattutto da Europa e Medio Oriente, con nuove strategie in cantiere per espandersi anche in Asia.

Archivio Inghirami: passato, presente e… stoffe d’autore

Una delle idee più interessanti degli ultimi anni è quella di Archivio Inghirami: una collezione esclusiva, in edizione limitata, che riprende i tessuti storici dell’azienda e li ripropone in chiave contemporanea. Un progetto che unisce la nostalgia intelligente al gusto per la ricerca, e che si rivolge a chi cerca un capo autentico, con una storia vera da raccontare. Non a caso, alcune di queste stoffe sono così rare che – come racconta lo stesso Tommaso – oggi sarebbe quasi impossibile riprodurle: “erano tessuti fatti con telai che non esistono più”. Un’operazione culturale, oltre che commerciale, che riporta al centro la qualità Made in Italy come valore.

Una passione che si tramanda

A testimonianza della vera passione che anima la famiglia Inghirami è la passione di Tommaso Inghirami per le macchine da cucire a manovella, di cui è grande collezionista, simbolo delle origini dell’impresa. Alcune di queste sono esposte nella sede di Sansepolcro, come fossero piccoli monumenti industriali. Un modo per ricordare ogni giorno da dove si è partiti. Sempre a Sansepolcro lavora ancora oggi buona parte dello staff storico dell’azienda. Molti dipendenti sono alla seconda o terza generazione in azienda. C’è chi ha iniziato come apprendista negli anni ‘80 e oggi insegna il mestiere ai nuovi arrivati. Un microcosmo produttivo che è anche una grande famiglia.

Verso il futuro, ma con radici forti

Il futuro di Inghirami si gioca su più tavoli. Uno è sicuramente quello dell’internazionalizzazione, con un lavoro importante sul posizionamento dei brand Made in Italy nei mercati di fascia medio-alta. Un altro è quello della sostenibilità, oggi più che mai centrale. L’azienda ha avviato collaborazioni con realtà come Rifò, startup toscana specializzata nel rigenerare tessuti, per realizzare capi a basso impatto ambientale, ma sempre con lo stile e la cura del dettaglio che contraddistinguono il gruppo.

Inghirami è la dimostrazione che la moda italiana può restare fedele a sé stessa anche innovando. È l’equilibrio perfetto tra una camicia ben stirata e un’idea fresca, tra una cucitura fatta a mano e una strategia digitale. È un’azienda che, pur affondando le radici nel Dopoguerra, ha ancora tanto da dire in questo presente iperconnesso.

Congratulazioni a chi porta la tradizione e l’artigianalità Made in Italy nel mondo.

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