“Chi è che quello lì che si agita tanto?” Così Luchino Visconti apostrofò Umberto Tirelli quando lo incontrò per la prima volta nel 1956. Il suo socio Dino Trappetti lo definì “un fuoco d’artificio” mentre il “inarrestabile” era l’aggettivo che il costumista Pietro Tosi aveva scelto per lui.
Umberto Tirelli, la cui sartoria è oggi parte della storia del cinema, nacque nel 1928 a Gualtieri (RE) e iniziò a lavorare come fattorino-vetrinista presso una boutique milanese di Via Montenapoleone. Presto iniziò a collezionare abiti d’epoca – una passione che coltiverà per tutta la vita – ma la sua carriera decollò proprio in seguito all’incontro con Luchino Visconti, dato che fu il grande regista a proporgli di lavorare a Safas (Studio Artistico Forniture Abbigliamento Spettacolo).



Una storia di passione e di amicizia
In pochi anni, Tirelli diventò direttore di Safas e nel 1964, quando decise di mettersi in proprio, lo fece con l’aiuto dell’amico Dino Trappetti, ai tempi attore dilettante e in seguito addetto stampa del Festival di Spoleto, nonché socio storico di Tirelli.
All’inizio la Sartoria Artigiana Teatrale Tirelli partì con due macchine da cucire, cinque sarte, una modista, una segretaria e un autista-magazziniere. Tirelli iniziò subito a realizzare costumi per importanti produzioni teatrali, ma fu ancora Luchino Visconti a essere decisivo, commissionandogli i costumi per “Il Gattopardo”: il tailleur nero indossato da Claudia Cardinale per la messa diventerà una pietra angolare dell’azienda.
“Adesso sì che sono Medea”
Tra i momenti della storia di Tirelli entrati nel mito c’è quello con cui si apre il libro “Vestire i sogni” di Umberto Tirelli e Guido Vergani: la “vestizione” di Maria Callas per Medea. Il costumista Piero Tosi aveva scelto di vestire la diva letteralmente con degli stracci ma tutti temevano la sua ira. Quando la Callas si guardò allo specchio e disse che si sentiva finalmente Medea, fu un vero sollievo per tutti.



Ma gli aneddoti che si potrebbero raccontare sono potenzialmente infiniti, se si pensa che quasi tutta la storia del cinema è passata attraverso le porte della Sartoria Artigianale Tirelli.
Diciassette volte Oscar
Negli anni l’attività della Tirelli Costumi si è sviluppata principalmente in due direzioni diverse: quella dei costumi per il teatro, guidata da fantasie e invenzione, e quella del cinema, con le ricostruzioni filologiche. Il Casanova, Morte a Venezia, L’età dell’innocenza, Amadeus, La Dolce Vita, La grande bellezza sono solo alcuni dei capolavori del cinema su cui la Sartoria Tirelli ha messo la sua firma. Negli anni, l’azienda ha contribuito alla vittoria di diciassette premi Oscar e possiede una collezione di oltre trecentomila abiti, esposti in uno spazio di oltre settemila metri quadrati e suddivisi in epoche storiche. Tra questi, i vestiti originali della Regina Margherita e una collezione di quindicimila pezzi databili tra il XVII secolo fino ai giorni nostri, con abiti di Chanel e Christian Dior.






Diamanti e sogni da vestire
Ultimo ma non meno importante, proprio la sartoria Tirelli è stata scelta da Ferzan Özpetek come ambientazione per il suo nuovo film, Diamanti. E dove del resto avrebbero potuto andare sceneggiatrici e attrici per imparare a raccontare al meglio il lavoro dentro una sartoria?
La storia, di Tirelli, naturalmente, continua insieme a quella del cinema: complimenti a chi non smette mai di “vestire i sogni”!
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