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Buffetti – Made in Italy

Buffetti: 170 anni tra carta, software e firme digitali

Con una storia iniziata nel 1852 e che affonda le sue radici nel primo Novecento e una presenza capillare su tutto il territorio nazionale, Buffetti è molto più di un semplice marchio di prodotti per ufficio: rappresenta una vera e propria istituzione, capace di accompagnare generazioni di studenti, professionisti e imprese nel loro percorso organizzativo, creativo e lavorativo. Da carta e timbri a SPID e firme digitali, ha saputo evolversi con il tempo senza perdere il suo stile distintivo.

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Quando si parla di Buffetti, il pensiero va subito a modulistica, articoli per l’ufficio, timbri, penne, ma anche a qualcosa di meno tangibile: software, SPID e firme elettroniche. Un mix che racconta bene la storia di questa azienda, che da oltre 170 anni accompagna il mondo del lavoro italiano, adattandosi ai tempi senza mai tradire la sua vocazione originaria: fornire soluzioni pratiche per chi lavora.

Fondata nel 1852 a Rovigo, quando l’Italia era ancora un mosaico di stati, Buffetti è oggi una realtà da oltre 90 milioni di euro di fatturato, con più di 700 punti vendita in franchising distribuiti capillarmente sul territorio nazionale. Una rete così estesa da farne il primo operatore Made in Italy nel settore degli articoli per ufficio e dei servizi per professionisti e imprese.

Dalla carta al cloud: come si trasforma un’azienda storica

Nel corso degli anni, Buffetti ha saputo passare con naturalezza dai moduli cartacei ai software gestionali, dai blocchi per appunti ai servizi per lo smart working. Oggi la componente digitale rappresenta circa il 30% del business, grazie a un’offerta che include soluzioni cloud, servizi per la firma elettronica, SPID e PEC. La scelta di investire sul digitale non è stata una corsa all’ultima moda, ma un percorso iniziato negli anni Novanta, quando Buffetti ha intuito la trasformazione del mercato del lavoro e cominciato a sviluppare un’ampia gamma di soluzioni per aziende e professionisti.

Questo spirito pionieristico è in linea con la storia stessa del brand: già nel 1923, in un’Italia ancora lontana dall’ufficio moderno, Buffetti apriva a Roma il primo negozio specializzato nella modulistica commerciale, fiscale e amministrativa. Quella stessa modulistica che avrebbe segnato per decenni l’immaginario collettivo italiano.

Quando Buffetti diventa protagonista (anche) al cinema

Tra gli anni ’70 e ’90 del Novecento, i prodotti Buffetti sono stati una presenza costante. Non è raro che nei film italiani di quel periodo si vedano blocchi Buffetti sui tavoli degli impiegati o dietro le scrivanie dei ragionieri. Qualcuno ricorda perfino la celebre carta intestata Buffetti comparire nelle scene dei film con il ragionier Fantozzi, a conferma di quanto il marchio fosse radicato nella quotidianità lavorativa italiana. Non un semplice fornitore di materiali da ufficio, ma un vero e proprio sfondo della vita lavorativa.

Sostenibilità: meno plastica, più responsabilità

Negli ultimi anni Buffetti ha avviato anche un percorso concreto verso la sostenibilità. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre del 90% la plastica non riciclabile dagli scaffali dei propri negozi. È nato così il progetto “I Love Green”, una linea di prodotti di cancelleria sostenibile che rappresenta solo una parte di un piano più ampio. Per Buffetti, infatti, la sostenibilità non si limita ai materiali, ma riguarda anche il modo di lavorare: più digitale significa meno sprechi, meno carta, meno burocrazia inutile.

La scelta di percorrere questa strada non è soltanto un’operazione di marketing. L’azienda la considera un dovere, un passo necessario per allinearsi alle richieste del mercato e soprattutto per assumersi una responsabilità sociale concreta.

Un marchio che resiste e si rinnova

Oggi Buffetti fa parte del Gruppo Dylog, di proprietà dell’imprenditore Rinaldo Ocleppo, un gruppo che supera i 250 milioni di euro di fatturato. Nonostante il passaggio societario, l’identità di Buffetti è rimasta Made in Italy al 100%, con la sede centrale a Roma, un team di 200 collaboratori, un centro logistico da 14.000 metri quadrati e un flagship store nel cuore della Capitale.

Tra tipografia, software, e-commerce e negozi fisici, Buffetti rappresenta un caso interessante di evoluzione industriale nel panorama italiano. Non si tratta di una startup da copertina né di un gigante tecnologico globale, ma di un marchio che ha saputo restare nel tempo, accompagnando le imprese e i lavoratori italiani in ogni fase della loro quotidianità.

Forse è proprio questa la chiave del successo di Buffetti: non smettere mai di lavorare al fianco di chi lavora.

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