Harry’s Bar: quando dall’amicizia nasce un mito

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Harry's Bar

L’Harry’s Bar di Venezia, dichiarato Patrimonio Nazionale dal Ministero dei Beni Culturali nel 2001, appartiene all’immaginario collettivo, icona del lusso e sinonimo di raffinatezza… Meno nota invece è la storia del suo leggendario fondatore, Giuseppe Cipriani, tra i primi grandi visionari imprenditori del Made in Italy, che creò questo esclusivo locale grazie a una storia davvero straordinaria che ruota attorno a un grande gesto di amicizia.

Giuseppe e Arrigo Cipriani
Giuseppe e Arrigo Cipriani

Nato a Verona nel 1900, quando Giuseppe ha solo quattro anni la famiglia si trasferisce in Germania ma, allo scoppio della Prima Mondiale, il giovane viene comunque arruolato nell’esercito italiano. Finita la Guerra, dopo aver lavorato per anni come cameriere, nel 1927 accetta il lavoro di barman all’Hotel Europa di Venezia e sarà questa la decisione che cambierà la sua vita. Tra i clienti, infatti, c’è il giovane e facoltoso americano Harry Pickering, in Italia per curare un principio di alcolismo. Tra i due nasce subito una profonda amicizia, tanto che quando Harry, dopo un litigio con la famiglia, viene piantato in asso senza un soldo, è proprio lui a prestargli 10.000 lire per tornare in America (cifra considerevole per un barman). Passano due anni e Harry, ormai guarito, torna in Italia e, oltre a restituirgli il prestito, aggiunge la ragguardevole cifra di 30.000 lire come segno di riconoscenza. Con questa somma nel 1931 Cipriani compra un antico locale veneziano che dedicherà proprio all’amico americano e chiamerà Harry’s Bar!

Bellini

L’Harry’s Bar diventa presto un posto esclusivo e discreto, da subito ritrovo di personaggi famosi come Ernest Hemingway, Sinclair Lewis e Orson Welles.

È sempre qui che, nel 1948, Giuseppe Cipriani inventa il cocktail rosato che chiama Bellini, dal nome del pittore veneziano Giovanni Bellini, noto per le sue tonalità di rosa. Ma Cipriani divenne famoso anche come ristoratore per un piatto di sua invenzione ormai universalmente conosciuto: il carpaccio.

Inventato in onore di un’amica a cui era stato vietato di mangiare carne cotta – la contessa Amalia Nani Mocenigo – prese il nome da un altro pittore, Vittore Carpaccio per l’appunto, dato che il colore acceso della carne cruda ricordava le sue famose tonalità di rosso. Le decorazioni alla Kandinskij con la salsa detta “universale” diedero un tono particolarmente sofisticato al piatto, che presto si diffuse sulle tavole di tutto il mondo.

carpaccio-alla-cipriani
Carpaccio alla Cipriani

Dopo il ritiro di Giuseppe Cipriani, la gestione del bar è stata rilevata dal figlio Arrigo che, nel 2016, ha ricevuto alla Camera dei Deputati il Premio America della Fondazione Italia USA.

La storia dell’Harry’s Bar è raccontata anche nel documentario di Carlotta Cerquetti, vincitore del Premio Open ai Venice Days – Giornate degli Autori, Venezia 72.

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