Esistono storie che sembrano uscite da un film. Storie in cui l’intuizione e la passione possono condurre a vette insperate. Storie come quella di Roboze, l’azienda italiana che sta riscrivendo le regole della manifattura industriale. E tutto è nato dall’intuito di Alessio Lorusso, giovane imprenditore barese che ha colto il potenziale dell’additive manufacturing per rivoluzionare la produzione industriale.
Una visione ambiziosa
“Roboze – ha raccontato Lorusso in un’intervista a SkyTG24 – nasce da una passione di gioventù: ho costruito la mia prima stampante 3D a 17 anni e lì ho immaginato il futuro della produzione, ho visto la possibilità di produrre senza realizzare scarti, ho visto la possibilità di riportare la produzione dove si era persa, quindi in Europa e in America”.



Il primo prototipo senza cinghia risale al 2008. In quegli anni molte stampanti 3D erano ancora confinate alla prototipazione rapida, ma Lorusso capisce che quella tecnologia può fare molto di più che stampare statuine di plastica: può sostituire il metallo. Il vero salto di qualità, però, può arrivare solo migliorando precisione, ripetibilità e materiali utilizzati.
Il progetto prende forma
Il progetto prende ufficialmente forma nel 2013 con la fondazione di Roboze a Bari. L’obiettivo è ambizioso: rendere accessibile la stampa 3D professionale alle piccole e medie imprese, offrendo una precisione estrema che prima era raggiungibile solo a costi proibitivi.
Nel 2015 viene lanciata la prima macchina ufficiale, che porta sul mercato il sistema beltless, un brevetto rivoluzionario per la movimentazione meccanica dei bracci di stampa, oggi riconosciuto in quasi 160 paesi. Si tratta di una tecnologia che consente una precisione micrometrica e una maggiore affidabilità rispetto ai sistemi tradizionali. Parallelamente, Roboze si concentra sull’utilizzo di superpolimeri e materiali compositi ad alte prestazioni.
Crescita internazionale
Grazie a materiali come il PEEK, le stampanti di Roboze sono in grado di creare componenti in grado di resistere a condizioni di temperatura e pressione estreme, dove la plastica comune fallirebbe, e di sostituire componenti in metallo molto più pesanti e costosi. Questi sistemi hanno catturato l’attenzione di importanti player industriali e centri di ricerca, attratti dalla possibilità di produrre componenti resistenti a condizioni estreme a costi ridotti.
Nel giro di pochi anni, Roboze è passata da startup a realtà globale e ha aperto sedi in Europa e negli Stati Uniti, un mercato strategico per l’industria manifatturiera avanzata.
Produzione on demand e digital manufacturing
Negli ultimi anni, Roboze ha ampliato il proprio modello di business introducendo una rete di produzione distribuita: Roboze Advanced Manufacturing Network.
Questo servizio consente alle aziende di ordinare componenti on demand, sfruttando una rete globale di centri produttivi certificati. Il risultato è un nuovo paradigma industriale che consente di ridurre le scorte, di produrre localmente e di rendere le supply chain più resilienti.
Sostenibilità e futuro
Uno degli aspetti più interessanti del modello Roboze è l’impatto sulla sostenibilità industriale. La produzione additiva consente infatti di ridurre gli sprechi di materiale, diminuire il consumo energetico e limitare il trasporto dei componenti.
Guardando al futuro, Roboze continua a investire in ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di espandere ulteriormente l’utilizzo dei superpolimeri e migliorare le prestazioni delle proprie tecnologie.
Un esempio di innovazione Made in Italy
Oggi Roboze, con oltre 150 dipendenti e sedi che collegano Bari a Houston, Texas, resta fedele alle proprie origini: un mix tra l’abilità dell’artigiano tecnologico e la visione di chi vuole rivoluzionare la catena di approvvigionamento mondiale.
La storia di Roboze dimostra come anche in Italia sia possibile creare aziende deep-tech capaci di competere a livello globale. Con una visione chiara e una forte spinta all’innovazione, l’azienda ha trasformato una tecnologia emergente in una soluzione concreta per l’industria.
In un mondo in cui la manifattura sta diventando sempre più digitale, distribuita e sostenibile, Roboze rappresenta uno dei protagonisti di questa evoluzione – e un esempio di come il futuro dell’industria possa essere costruito partendo da una startup italiana.
Complimenti a chi porta la tecnologia italiana nel mondo!
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